In questa storia
« Ricordi »
. . . la Costiera vissuta e raccontata in prima persona
In questo spazio intimo racconterò un pò di me.
Della mia vita, della mia infanzia e dei tanti ricordi che si intrecciano, inevitabilmente, con la storia e le tradizioni del mio paese e della Costa d’Amalfi.
Sono ricordi legati a fatti e persone che hanno vissuto questo territorio sospeso tra mare e monti.
La Costiera, probabilmente abitata già in epoca preistorica e sicuramente conosciuta ai tempi dei Fenici e dei Greci, sembra aver visto i suoi primi veri nuclei abitativi in epoca romana, per poi svilupparsi nei secoli attraverso piccoli villaggi rurali.
Oggi i Comuni della Costiera Amalfitana sono tredici.
Un numero che può sembrare elevato se si considera l’estensione ridotta del territorio e la sua bassa densità abitativa.
Perché parlare della Costa d'Amalfi in questa sezione "Ricordi"?
La risposta è semplice:
La conformazione stessa di questo territorio ha sempre inciso profondamente sulla vita delle persone.
Nascere e crescere in un paese piuttosto che in un altro, soprattutto in passato, significava vivere esperienze molto diverse, che spesso non arrivavano mai a incontrarsi.
Spesso le differenze erano forti anche all’interno dello stesso paese: tra chi abitava nella parte alta e montana della Costiera e chi, invece, viveva in riva al mare.
Due realtà vicine sulla carta, ma lontane nella vita di tutti i giorni.
Quando le vie di comunicazione erano poche e difficili, gli spostamenti avvenivano quasi esclusivamente via mare o lungo impervie mulattiere montane. Per secoli, il mulo e l’asino —
“il ciuccio”, come si dice da queste parti — sono stati gli unici mezzi di trasporto di uomini e merci. Non a caso, attraverso le ceramiche vietresi, il ciuccio è diventato uno dei simboli più rappresentativi della Costiera, avendo avuto un ruolo fondamentale nella sopravvivenza delle comunità locali.
Le strade che oggi conosciamo non esistevano: c’erano solo mulattiere, sentieri e un continuo saliscendi di scalinate infinite.
Ne è un esempio il celebre Sentiero degli Dei, oggi percorso da migliaia di turisti per la sua straordinaria bellezza paesaggistica, ma che in passato rappresentava una vera e propria arteria di collegamento tra i paesi.
La costruzione della SS163 — oggi conosciuta come “Il Nastro Azzurro“, una delle strade panoramiche più belle e famose al mondo — risale all’epoca borbonica ed è avvenuta tra il 1832 e il 1850.
La SP366 Amalfi-Agerola, invece, è stata inaugurata solo nel 1935.
Per queste ragioni, tra gli abitanti dei vari Comuni si è spesso vissuto una sorta di isolamento tra dirimpettai che, in alcuni casi, ha inasprito antiche rivalità; in altri, invece, ha contribuito allo sviluppo di specifiche attitudini legate alle risorse del proprio territorio.
Un antico ritornello popolare lo racconta così:
“Sò pastare ‘e Minurise,
jettacantare Atranise;
sportellare ‘e Tramuntane,
attizzalite Amalfitane;
piscature so’ ‘e Conchise,
secacorne ‘e Furorise,
bellu llino fa Praiano,
cannavacci Pusitano”
Questo canto (in cui non sono citati proprio tutti i Comuni del territorio) principalmente, elenca le attività artigianali che per secoli hanno sostenuto l’economia locale:
la pasta a Minori, le ceste dette “sporte” per i limoni a Tramonti, la pesca a Conca dei Marini, l’intaglio dell’osso a Furore, il ricamo del lino a Praiano, i canovacci a Positano.
Gli atranesi sono definiti “jettacantare” che si può tradurre come si “mettono/lanciano a cantare” forse per la loro predisposizione a essere ilari, a “cantare” ma viene difficile capirne il senso corretto.
Gli amalfitani, invece, venivano ironicamente descritti come “attaccabrighe“, forse per compensare il loro sentirsi superiori in quanto abitanti della “capitale” della Costiera, rispetto a quelli che definivano appunto “‘e fora Amalfi” (di fuori Amalfi).
I miei ricordi d’infanzia sono ambientati proprio in uno di questi paesi “‘e fora Amalfi”: Conca dei Marini.
Un luogo che, come suggerisce il nome e come racconta il ritornello, ha una forte tradizione marinara.
Non mi resta che lasciarti ai ricordi di una bambina degli anni ’80, cresciuta in una società proiettata
verso la modernità, mentre intorno a lei una Costiera antica, lenta e autentica iniziava, giorno dopo giorno,
a scomparire.
Possa la mia testimonianza farti assaporare
“La mia dolce Costiera”! 🍋🌊