Molpè (Molpha)

la sirena dimenticata e il misterioso legame con Amalfi
Molpha-H

In questa storia

Molpé, la sirena del canto e la suggestione di Amalfi

Accanto alle più celebri Sirene della tradizione — ParthenopeLeucosia e Ligeia — esiste una figura molto meno conosciuta, quasi nascosta tra le pieghe della mitologia antica: Molpé, talvolta chiamata anche Molpha.

Il suo nome ha un significato particolarmente evocativo. Deriva infatti dal termine greco μολπή (molpḗ), che indica il canto, la melodia, ma anche il canto rituale accompagnato dalla danza. È una parola che racchiude perfettamente l’essenza stessa delle Sirene: creature il cui potere non risiedeva nella forza o nella violenza, ma nella seduzione della voce.

Come tutte le Sirene della tradizione greca, anche Molpé viene considerata figlia del dio fluviale Acheloo e di una Musa, spesso identificata con Melpomene o con Tersicore. Questo legame genealogico non è casuale: sottolinea il carattere profondamente musicale e poetico delle Sirene, creature che incarnano la forza irresistibile della parola cantata.

È importante ricordare che nell’Odissea, il poema di Omero che ha reso immortale il mito delle Sirene, i loro nomi non vengono mai indicati. Omero racconta il loro canto e il pericolo che rappresentano per i naviganti, ma non precisa quante siano né come si chiamino. I nomi delle Sirene nasceranno solo nelle tradizioni successive, tramandate da autori e mitografi dell’età ellenistica e romana.

Ed è proprio in queste tradizioni che compare anche il nome di Molpé.

Il suo nome è stato talvolta accostato a quello dell’antica città di Molpa, situata presso l’attuale Capo Palinuro, nel Cilento. Questo antico centro costiero, oggi scomparso, conserva nel suo toponimo la stessa radice greca legata al canto. Non sappiamo se si tratti di una semplice coincidenza linguistica o di un’antica memoria mitica legata al territorio, ma il richiamo è certamente suggestivo.

A questa suggestione si aggiunge anche una riflessione dello storico amalfitano Matteo Camera che, nella sua opera Memorie storico‑diplomatiche dell’antica città e ducato di Amalfi pubblicata nel XIX secolo, ipotizzò che dopo la distruzione della città di Molpa parte della popolazione si fosse dispersa lungo la costa tirrenica contribuendo alla formazione della comunità di Amalfi.

Non si tratta di una certezza storica, ma di una teoria affascinante che intreccia storia, geografia e memoria dei luoghi. Se davvero alcuni abitanti di Molpa si spostarono verso la Costiera, non è impossibile immaginare che insieme a loro abbiano viaggiato anche racconti, miti e nomi antichi.

Accanto a questa ipotesi storica, la tradizione popolare conserva anche una leggenda ancora più poetica sull’origine del nome della città. Secondo il racconto, Amalfi deriverebbe dal nome di una ninfa, Amalfi, amata dall’eroe Ercole. Quando la giovane morì prematuramente, Ercole la seppellì nel luogo più bello che conoscesse, e quel tratto di costa prese il suo nome.

Tra mito e storia, tra memoria e leggenda, la figura di Molpé rimane dunque una presenza più discreta rispetto alle altre Sirene della tradizione. Eppure il suo nome — che significa semplicemente canto — sembra racchiudere l’essenza stessa di queste creature: una voce antica che, secondo il mito, continuò a risuonare lungo le rotte del Mediterraneo.

E forse non è un caso che proprio lungo queste coste, dove il mare incontra la roccia e il vento porta con sé l’eco di storie antiche, il mito delle Sirene abbia trovato una delle sue dimore più suggestive.

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