La crostata delle Janare
Questa crostata non è un dolce “storico”.
Non appartiene a nessuna tradizione tramandata, né a un ricettario antico.
È nata in modo spontaneo. Quasi per caso.
O meglio… è nata mentre scrivevo.
Stavo lavorando al racconto sulle Janare di Conca dei Marini e, a un certo punto, ho sentito il bisogno di trasformare quelle parole in qualcosa di concreto.
Metterle… in pasta.
Del resto, è proprio questa l’anima del mio blog: raccontare le donne anche attraverso le ricette.
E io, da sempre, amo sperimentare. Soprattutto nei dolci.
All’inizio avevo pensato al Nocillo, il liquore di noci tradizionalmente legato al mondo delle streghe, con tutto il suo rituale della notte di San Giovanni.
Ma è una tradizione diffusa un po’ ovunque… non abbastanza legata a questa terra.
Volevo qualcosa di più identitario.
Poi ho pensato alla crostata beneventana, collegandola al liquore Strega — che negli anni ’70/’80, anche in Costiera, si usava spesso per aromatizzare i dolci, con il suo profumo inconfondibile dato da una miscela segreta di erbe.
Ma non era ancora la strada giusta.
La svolta è arrivata da un dettaglio.
Una differenza apparentemente piccola, ma decisiva:
le Janare di Benevento si radunavano sotto il noce.
Quelle di Conca, invece, secondo i racconti, sotto i rami di un carrubo o di un ulivo.
Ed è lì che tutto ha preso forma.
Queste due piante, antiche e profondamente legate al territorio, non erano solo presenza nel paesaggio, ma anche risorsa concreta per la vita quotidiana.
L’ulivo ha mantenuto nei secoli il suo valore, quasi sacro.
Il carrubo, invece, un tempo diffusissimo e prezioso, è stato lentamente dimenticato, nonostante altrove — come in Sicilia o in Calabria — sia stato riscoperto e valorizzato.
È da qui che nasce questa crostata.
Dal tentativo di immaginare cosa queste figure — sospese tra realtà e leggenda — potessero avere tra le mani, tra i campi, nelle loro notti.
La base è una frolla che unisce farina tradizionale e farina di carrube, dal sapore pieno, leggermente tostato, quasi selvatico.
Ho aggiunto miele e olio extravergine d’oliva, aromatizzati con scorza di arancia e limone: ingredienti semplici, essenziali, profondamente legati a questa terra.
Il ripieno, invece, nasce in modo più libero, quasi istintivo: mele, mandorle, confettura di fichi fatta in casa, un tocco di liquore Strega.
Ingredienti che avevo a disposizione, ma che, in qualche modo, continuano a raccontare il territorio.
Non è una ricetta “fissa”.
Può cambiare, adattarsi, trasformarsi.
Perché questa crostata non vuole essere una tradizione.
Vuole essere un’interpretazione.
Un modo per dare forma — anche attraverso il cibo — a una leggenda.
In fondo, questo dolce non racconta solo le Janare.
Racconta una terra, le sue piante, i suoi sapori, la sua memoria.
E forse — almeno per un attimo — permette di avvicinarsi a quel mondo invisibile che continua a vivere, silenzioso, tra i carrubi e gli ulivi della Costiera.
P.S.
La crostata… è venuta buonissima!
La Crostata delle Janare
- Prep Time20 min
- Cook Time40 min
- Perform Time30 min
- Total Time1 hr 30 min
- Total CostEconomico
- DifficoltàFacile
Ingredienti
Frolla
- 250g farina (anche metà integrale)
- 80g farina di carrube (oppure polpa di carrube essiccata)
- 60g olio evo + 60g burro (o solo 120g olio)
- 50g zucchero + 50g miele
- 2 uova medie
- scorza di limone grattugiata
- 1 pizzico di sale
Ripieno
- confettura a piacere q.b. (meglio se di agrumi o di fichi)
- 2 mele tagliate a fette sottili
- 1 bicchierino di liquore Strega
- 1 pizzico di cannella (o a piacere)
- 1/2 cucchiai di zucchero
- gherigli di 3/4 noci
Procedimento
Frolla
Mescolare le farine, lo zucchero e il miele, disponendoli a fontana su una spianatoia. Al centro mettere il burro a pezzetti ammorbidito con l’olio, le uova, il limone grattugiato e un pizzico di sale. Lavorare rapidamente gli ingredienti con le mani fino ad ottenere un impasto omogeneo. Avvolgere il panetto nella pellicola trasparente e lasciare riposare in frigorifero per almeno mezz’ora.
Ripieno
Preparazione crema di mandorle (frangipane) – Inserire in una ciotola il burro morbido (tolto dal frigo almeno un’ora prima) con lo zucchero e lavorare brevemente con una spatola per amalgamare gli ingredienti. Successivamente proseguire con le fruste elettriche. Unire un uovo per volta e farlo assorbire all’impato. Infine, aggiungere la farina di mandorle e la scorza grattugiata di mezzo limone e un mezzo bicchierino di liquore Strega.
Nel frattempo, tagliare le mele a fette sottili
Con l’aiuto della frusta o di una spatola, amalgamare la crema di semolino, ormai fredda, all’altro composto, aggiungendo le scorzette di arancia candita, il liquore e gli aromi, fino ad ottenere un impasto liscio e privo di grumi.
Montaggio
Prendere il panetto di pasta frolla dal frigo, dividerlo in 2 parti e, con l’aiuto di un mattarello, stendere singolarmente ciascuna parte, fino ad ottenere 2 dischi dello spessore di circa 1/2 centimetro. Foderare una tortiera con uno dei due dischi e versarvi all’interno il ripieno precedentemente preparato. Coprire il ripieno con l’altro disco di pasta frolla.
Cottura
Cuocere in forno statico già preriscaldato a 160° per circa 45 min.
Decorazione



